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POETICA di Luis García Montero

Da Completamente venerdì, 1998

 

Ci sono anche momenti in cui lasciamo

le parole d’amore e i silenzi

per parlare di poesia.

Tu riposi la voce nel passato

e ricordi il titolo di un libro,

la storia di qualche verso,

la notte giovanile di qualche cantautore,

l’importanza che hanno

i poeti e le bandiere nella tua vita.

Io ti parlo di virgole e maiuscole,

di immagini che abbondano o che mancano

e del bisogno di trovare un ritmo

che domini la storia,

come con le mani si dominano

l’umidità e le mura di un castello di sabbia.

E ricordo anche alcuni versi

in notti dove virgole e maiuscole,

metafore e ritmi,

scaldarono la mia casa,

mi offrirono compagnia,

seppero convincermi

con il tuo stesso potere seduttivo.

 

Lo so bene che altri poeti

si vestono da poeta,

vanno negli uffici del silenzio,

gestiscono le banche del fulgore,

calcolano con essenze

i saldi dei loro fondi interni,

sono fiaccola di re e di dèi

o sono lingua d’inferno.

 

Sarà che hanno l’anima.

Io mi accontento di avere te

e di avere coscienza.